L'autovalutazione di
Maria Famiglietti

 

CHE COSA E' (1)

Si tratta di uno strumento attraverso il quale lo studente al termine di un intervento didattico, giunge a misurare lo scarto di apprendimento tra il proprio livello di partenza (L.P.) e il livello di uscita (L.U.).
Ciò avviene mediante la costruzione di un diagramma che reca in ascissa gli eventi con i rispettivi tempi di svolgimento e in ordinata i livelli crescenti di performance.

A CHE COSA SERVE
Si tratta di uno strumento da un lato centrato sulla valutazione sia della performance fornita dagli alunni a seguito di un determinato intervento didattico, sia del processo costituito dallo snodarsi dell'intervento e, dall' altro lato finalizzato a guidare
gli alunni a prendere coscienza autonomamente di quale è stato il momento dell'intervento didattico stesso in cui essi si sono resi conto di aver appreso in maniera significativa, e hanno quindi maturato la capacità di produrre la performance.
Queste caratteristiche valutative della performance e del processo di apprendimento vengono esplicitamente chiarite agli alunni in quanto essi stessi sono chiamati, al termine dell'intervento, a costruire la valutazione delle proprie performance e a ricostruire gli eventi dell'esperienza didattica appena svolta.
Si tratta dunque di un vero e proprio strumento di autovalutazione.

SINTASSI
Per visualizzare e misurare concretamente lo scarto di apprendimento, si utilizza, come abbiamo già accennato un diagramma cartesiano così concepito:

  • in ascissa vengono riportate, mediante un modulo fisso (1 ora, 2 ore ecc) le ore di lezione impiegate per lo svolgimento dell'U.D. e, in corrispondenza di ciascuna lezione, si riporta in sintesi l'intervento in essa effettuato (ad esempio: 1° consegna, socializzazione ecc.)
  • in ordinata viene riportata una scala graduata di valori crescenti do 0 a n, in cui ciascun valore corrisponde a un livello di performance riferito al criterio rispetto al quale il diagramma medesimo si propone di misurare lo scarto di apprendimento. Questa scala di livelli non viene stabilita a priori ma è costruita sulla base della rilevazione di tutti i livelli di prestazione presenti nelle risposte del gruppo classe, sia come L.P. sia come L.U..

    ATTENZIONE
    Come si può vedere nella figura 1 nella costruzione del diagramma sono evidenziate due ordinate: quella di sinistra (A) si riferisce al livello di partenza, mentre quella di destra (B) riguarda il livello di uscita. Ricordiamo che tanto in A quanto in B la scala riporta tutti i livelli di prestazione forniti sia in entrata, sia in uscita da tutti gli alunni.

(Fig. 1)

PROCEDURA
La misurazione dello scarto di apprendimento avviene in questo modo: gli alunni in base ai criteri stabiliti dagli insegnanti determinano il livello sia delle proprie produzioni in entrata, sia di quelle in uscita e vanno a segnare la misura di questi due livelli sulle corrispondenti ordinate L.P. ed L.U. apponendo una crocetta.
A questo punto l'insegnante fa fare agli alunni una
riflessione di metacognizione, chiedendo loro di ripercorrere mentalmente le fasi dell'U.D. e di individuare quali sono stati i momenti, o le azioni che hanno determinato la comprensione di concetti e o di principi che hanno poi permesso di dare la risposta corretta.
Di solito questo momento è focalizzato all'inizio della fase di socializzazione e di messa a fuoco degli strumenti formativi. Gli alunni individuano sull'
ascissa, segnandolo con una crocetta, il momento topico e da quel punto innalzano all'interno del diagramma una perpendicolare all'ascissa stessa.
Si uniscono ora i due punti, che misurano rispettivamente il livello di partenza e quello di uscita, con una linea che avrà un andamento orizzontale dal L.P. sino alla proiezione perpendicolare del punto in cui si è verificato l'apprendimento, e un andamento in obliquo fino a incontrare L.U..
Infine, se si costruisce la proiezione del punto L.U. sull'ordinata di L.P., si potrà misurare il dislivello fra i punti L.P. e L.U., vale a dire lo scarto di apprendimento.

(Fig. 2)

Riflessione: La misurazione della "temperatura" di apprendimento
Trattando di valutazione sarà bene chiarire ancora un paio di concetti che distinguono l'uso comune, e in settori specifici, di questo termine e l'accezione che se ne fa nella scuola formativa.
Tutti sappiamo che la valutazione di un bene o di un oggetto dal momento della sua produzione e lungo il corso della sua esistenza può subire modifiche nell'andamento, in rapporto alle leggi di mercato. Vi può essere cioè un incremento nel valore del bene e quindi un andamento ascendente nella sua valutazione, un andamento costante e un deprezzamento, vale a dire un andamento discendente sul mercato.
In un'ottica di scuola laboratorio queste leggi di mercato non si attuano o, per meglio dire, nella valutazione della persona l'andamento dovrebbe essere sempre ascendente.
Infatti se il grafico mostra un profilo piatto (fig. 3 ), ciò vuol dire che le strategie di intervento predisposte dall'insegnante non hanno sortito effetti apprezzabili e, di conseguenza, occorre che l'insegnante si interroghi sui vari momenti degli interventi didattici per modificarli e riaggiustarli, individuando i punti di "non passaggio" o l'imperfetto uso degli strumenti nella dinamica insegnante/alunno.
Naturalmente si può invece verificare un andamento piatto quando il livello di entrata è già ottimale e tale resta in uscita.


Se invece l'andamento risulta discendente (fig. 4), dobbiamo interrogarci sulle possibili cause: disomogeneità e/o mancato controllo nelle condizioni metodologiche dei vari interventi; particolari situazioni di turbamento psico-affettivo ed emozionale dell'alunno; mancata attivazione degli strumenti formativi con inquinamento della performance, oppure errata valutazione del livello di entrata.
In una scuola che progetta la formazione della persona attraverso la programmazione di moduli organizzati in UU.DD. interdisciplinari e disciplinari. Il diagramma di autovalutazione può essere in questa prospettiva proficuamente utilizzato per dare ai ragazzi e all'insegnante una visualizzazione progressiva delle esperienze didattiche effettuate e dell'andamento individuale e di gruppo degli apprendimenti relativi alle singole UU.DD.
Come si vede in figura 4, nella tabella – realizzata su un grande foglio quadrettato tipo cartellone murale – che rappresenta l'insieme delle UU.DD. riferite a un determinato modulo, in prima colonna sono elencate le UU.DD. in sequenza mentre nell'intestazione orizzontale sono segnati i nomi dei componenti della classe.

In ciascuna casella di incrocio tra alunni e U.D. viene man mano riportato il diagramma di autovalutazione costruito da ogni ragazzo sulla produzione in uscita relativa a quella determinata U.D.
In tal modo in corso d'anno si materializza l'andamento degli apprendimenti, come si è già accennato, e, secondariamente, si evidenzia il settore o i settori d'intervento didattico in cui ciascun alunno ha fatto registrare maggiori progressi.
Un cartellone del genere assume, oltre a un valore di documentazione oggettiva già di per sé estremamente importante, anche una rilevanza notevole come fattore motivazionale di partecipazione al dialogo educativo.
Inoltre può porre su basi più concrete la comunicazione fra scuola e famiglia, in quanto i ragazzi sono in grado di rendere partecipi i genitori, quasi giorno per giorno, di una crescita conoscitiva e culturale quantificabile e misurabile con uno strumento realmente accessibile.

NOTE
1 Questo strumento di autovalutazione è stato ideato da Maria Famiglietti a partire dalla metà degli anni '70 lavorando con gli insegnanti nelle classi della scuola media dell'obbligo ed è stato teorizzato in diversi articoli e pubblicazioni tra cui in particolare si segnalano:

  • M. Secchi Famiglietti, G. Giustolisi, Strumenti operativi e modelli didattici, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1987 pagg. 83/88.
  • M. Famiglietti Secchi, F. Frabboni, Strumenti logico-formativi per imparare a scrivere e descrivere, La Nuova Italia, Firenze, 1990 pag. 134/135.
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