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CHE COSA E' (1)
Si tratta di uno strumento attraverso il quale lo studente al termine
di un intervento didattico, giunge a misurare lo scarto di apprendimento
tra il proprio livello di partenza (L.P.) e il livello di uscita (L.U.). Ciò avviene
mediante la costruzione di un diagramma che reca in ascissa gli eventi
con i rispettivi tempi di svolgimento e in ordinata i livelli crescenti
di performance.
A CHE COSA SERVE
Si tratta di uno strumento da un lato centrato sulla valutazione sia
della performance fornita dagli alunni a seguito di un determinato intervento
didattico, sia del processo costituito dallo snodarsi dell'intervento
e, dall' altro lato finalizzato a guidare gli
alunni a prendere coscienza autonomamente di quale è stato il momento dell'intervento didattico
stesso in cui essi si sono resi conto di aver appreso in maniera significativa,
e hanno quindi maturato la capacità di produrre la performance. Queste
caratteristiche valutative della performance e del processo di apprendimento
vengono esplicitamente chiarite agli alunni in quanto essi stessi sono
chiamati, al termine dell'intervento, a costruire la valutazione delle
proprie performance e a ricostruire gli eventi dell'esperienza didattica
appena svolta. Si tratta dunque di un vero e proprio strumento di
autovalutazione.
SINTASSI Per
visualizzare e misurare concretamente lo scarto di apprendimento, si
utilizza, come abbiamo già accennato un diagramma cartesiano così concepito: - in
ascissa vengono riportate, mediante un modulo fisso (1 ora, 2 ore ecc)
le ore di lezione impiegate per lo svolgimento dell'U.D. e, in corrispondenza
di ciascuna lezione, si riporta in sintesi l'intervento in essa effettuato
(ad esempio: 1° consegna, socializzazione ecc.)
- in
ordinata viene riportata una scala graduata di valori crescenti do 0
a n, in cui ciascun
valore corrisponde a un livello di performance riferito al criterio rispetto
al quale il diagramma medesimo si propone di misurare lo scarto di apprendimento.
Questa scala di livelli non viene stabilita a priori ma è costruita sulla base della rilevazione di tutti i livelli
di prestazione presenti nelle risposte del gruppo classe, sia come L.P.
sia come L.U..
ATTENZIONE Come
si può vedere
nella figura 1 nella costruzione del diagramma sono evidenziate due ordinate:
quella di sinistra (A) si riferisce al livello di partenza, mentre quella
di destra (B) riguarda il livello di uscita. Ricordiamo che tanto in
A quanto in B la scala riporta tutti i livelli di prestazione forniti
sia in entrata, sia in uscita da tutti gli alunni.
(Fig.
1) 
PROCEDURA La
misurazione dello scarto di apprendimento avviene
in questo modo: gli alunni in base ai criteri stabiliti dagli insegnanti
determinano il livello sia
delle proprie produzioni in entrata, sia di quelle in uscita e vanno a
segnare la misura di questi due livelli sulle corrispondenti ordinate L.P.
ed L.U. apponendo una crocetta. A questo punto l'insegnante fa fare
agli alunni una riflessione di metacognizione,
chiedendo loro di ripercorrere mentalmente le fasi dell'U.D. e di individuare
quali sono stati i momenti,
o le azioni che hanno determinato la comprensione di concetti e o di principi
che hanno poi permesso di dare la risposta corretta. Di solito questo
momento è focalizzato all'inizio della fase di socializzazione e
di messa a fuoco degli strumenti formativi. Gli alunni individuano sull'ascissa,
segnandolo con una crocetta, il momento topico e da quel punto innalzano
all'interno del diagramma una perpendicolare all'ascissa stessa. Si
uniscono ora i due punti, che misurano rispettivamente il livello di partenza
e quello di uscita, con una linea che avrà un andamento orizzontale
dal L.P. sino alla proiezione perpendicolare del punto in cui si è verificato
l'apprendimento, e un andamento in obliquo fino a incontrare L.U.. Infine,
se si costruisce la proiezione del punto L.U. sull'ordinata di L.P., si
potrà misurare il dislivello fra i punti L.P. e L.U., vale a dire
lo scarto di apprendimento. (Fig. 2) 
Riflessione:
La misurazione della "temperatura" di apprendimento Trattando
di valutazione sarà bene chiarire ancora un paio di concetti che
distinguono l'uso comune, e in settori specifici, di questo termine e l'accezione
che se ne fa nella scuola formativa. Tutti sappiamo che la valutazione
di un bene o di un oggetto dal momento della sua produzione e lungo il
corso della sua esistenza può subire modifiche nell'andamento, in
rapporto alle leggi di mercato. Vi può essere cioè un incremento
nel valore del bene e quindi un andamento ascendente nella sua valutazione,
un andamento costante e un deprezzamento, vale a dire un andamento discendente
sul mercato. In un'ottica di scuola laboratorio queste
leggi di mercato non si attuano o, per meglio dire, nella valutazione della
persona l'andamento
dovrebbe essere sempre ascendente. Infatti se il grafico mostra un profilo
piatto (fig. 3 ), ciò vuol dire che le strategie di intervento predisposte
dall'insegnante non hanno sortito effetti apprezzabili e, di conseguenza,
occorre che l'insegnante si interroghi sui vari momenti degli interventi
didattici per modificarli e riaggiustarli, individuando i punti di "non
passaggio" o l'imperfetto uso degli strumenti nella dinamica insegnante/alunno. Naturalmente
si può invece verificare un andamento piatto quando il livello di
entrata è già ottimale e tale resta in uscita.

Se
invece l'andamento risulta discendente (fig. 4), dobbiamo interrogarci
sulle possibili cause: disomogeneità e/o mancato controllo nelle
condizioni metodologiche dei vari interventi; particolari situazioni di
turbamento psico-affettivo ed emozionale dell'alunno; mancata attivazione
degli strumenti formativi con inquinamento della performance, oppure errata
valutazione del livello di entrata. In una scuola che progetta la formazione
della persona attraverso la programmazione di moduli organizzati in UU.DD.
interdisciplinari e disciplinari. Il diagramma di autovalutazione può essere
in questa prospettiva proficuamente utilizzato per dare ai ragazzi e all'insegnante
una visualizzazione progressiva delle esperienze didattiche effettuate
e dell'andamento individuale e di gruppo degli apprendimenti relativi alle
singole UU.DD. Come si vede in figura 4, nella tabella – realizzata
su un grande foglio quadrettato tipo cartellone murale – che rappresenta
l'insieme delle UU.DD. riferite a un determinato modulo, in prima colonna
sono elencate le UU.DD. in sequenza mentre nell'intestazione orizzontale
sono segnati i nomi dei componenti della classe. 
In
ciascuna casella di incrocio tra alunni e U.D. viene man mano riportato
il diagramma di autovalutazione costruito da ogni ragazzo sulla produzione
in uscita relativa a quella determinata U.D. In tal modo in corso d'anno
si materializza l'andamento degli apprendimenti, come si è già accennato,
e, secondariamente, si evidenzia il settore o i settori d'intervento didattico
in cui ciascun alunno ha fatto registrare maggiori progressi. Un cartellone
del genere assume, oltre a un valore di documentazione oggettiva già di
per sé estremamente importante, anche una rilevanza notevole come
fattore motivazionale di partecipazione al dialogo educativo. Inoltre
può porre su basi più concrete la comunicazione fra scuola
e famiglia, in quanto i ragazzi sono in grado di rendere partecipi i genitori,
quasi giorno per giorno, di una crescita conoscitiva e culturale quantificabile
e misurabile con uno strumento realmente accessibile.
NOTE 1
Questo strumento di autovalutazione è stato ideato da Maria Famiglietti
a partire dalla metà degli anni '70 lavorando con gli insegnanti
nelle classi della scuola media dell'obbligo ed è stato teorizzato
in diversi articoli e pubblicazioni tra cui in particolare si segnalano: - M.
Secchi Famiglietti, G. Giustolisi, Strumenti operativi e modelli didattici,
Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1987 pagg. 83/88.
- M. Famiglietti
Secchi, F. Frabboni, Strumenti logico-formativi per imparare a scrivere
e descrivere, La Nuova Italia, Firenze, 1990 pag. 134/135.
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