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CHE COSA È
E' un mediatore didattico attraverso il quale un gruppo di lavoro, di
fronte a stimoli successivi posti secondo determinati criteri,
fornisce risposte conseguenti alla percezione di aspetti non considerati
in precedenza in una situazione problematica complessa, contribuendo
così all'individuazione dei veri problemi.
A
CHE COSA SERVE
Risulta assai utile nell'affrontare situazioni complesse quando non
occorra adottare un processo strettamente logico e concatenato di analisi
e quando tutti sono interessati alla problematica da affrontare nel
mondo del lavoro per ricercare soluzioni "creative" e
non scontate a problemi complessi.
PROCEDURA
Condizioni metodologiche
II gruppo classe, possibilmente disposto a semicerchio per favorire la
comunicazione, viene sollecitato dall'insegnante, che deve esporre con
chiarezza il problema e i relativi obiettivi che si vogliono raggiungere
con quella attività, a comunicare le idee che lo stimolo provoca.
Ad esempio: "Che cosa comporta nella nostra società l'uso dell'energia".
La procedura consta di cinque operazioni
- Basandosi su una struttura predefinita
di stimoli, l'insegnante pone al gruppo una prima domanda in forma
interrogativo-positiva,
del tipo "L'uso
dell'energia che cosa ci consente di fare?".
Le risposte vengono tutte raccolte e graficamente organizzate in una mappa
ben evidente a tutti in modo che, via via che la mappa stessa si disegna
e si arricchisce, ciascuno possa individuare percorsi di collegamento tra
le proprie e le altrui idee, cogliendo aspetti di continuità, di
opposizione, di arricchimento ecc.
Riflessione
Lo specifico della tecnica del brainstorming è duplice: da un lato
la notevole apertura dei punti di vista, che può consentire di
cogliere aspetti non convenzionali di un problema;
dall'altro la possibilità di ricavare ulteriori stimoli dalle risposte
dei compagni per giungere ad altre risposte più ricche ed estese.
- A questo punto seguendo i criteri prestabiliti
l'insegnante riferendosi alle risposte dei ragazzi pone una domanda
in negativo, ad esempio "Oltre
a permetterci tutte le attività che avete individuato, l'uso
dell'energia quali effetti negativi comporta?" Analogamente si procede
a visualizzare le risposte in una seconda mappa.
- L'insegnante pone una terza domanda, questa volta in positivo,
chiedendo ad esempio al gruppo di esporre quali provvedimenti e decisioni
potrebbero
ridurre o eliminare gli effetti negativi dell'uso dell'energia che
sono stati individuati. Anche in questo caso anche le risposte sono
visualizzate in una terza mappa.
- Tornando al negativo, l'insegnante
chiede agli studenti perché secondo
loro le decisioni o i provvedimenti per ridurre gli effetti negativi
dell'uso dell'energia non vengono presi oppure non sono rispettati
o ancora non hanno degli effetti significativi.
Una nuova mappa raccoglie le risposte del gruppo.
- Infine il docente
pone la domanda chiave positiva che può essere
ad esempio di questo tipo: "Quali azioni, quali impegni e quali
comportamenti possiamo adottare noi in questa classe e in questa
scuola per contribuire nella vita di tutti i giorni a ridurre gli
effetti
negativi dell'uso o dello spreco di energia?"
Quindi, come si vede, si è passati da una fase iniziale in cui
il gruppo affronta la discussione su un problema attuale, alla fase finale
in cui si prende una decisione riguardo al problema, in cui tutti si
impegnano, per la loro parte, a fare delle azioni determinate.
Questo passaggio è stato guidato dall'insegnate formulando le
domande in una alternanza dal positivo al negativo ed entrando sempre
più nello specifico del problema, che consiste sempre nel prendere
delle decisione in un quadro organizzativo ben preciso e condiviso da
tutti.
Riflessione: condizioni metodologiche generali per
il brainstorming
L'intera fase del brainstorming si articola in due momenti:
- produzione
delle idee;
- analisi delle idee prodotte.
I due momenti vanno rigorosamente tenuti separati: questa regola è fondamentale
per il successo dell'iniziativa: costituisce infatti la caratteristica
per cui il brainstorming si differenzia da ogni altra tecnica concepita
per la soluzione dei problemi ed è la condizione per cui diventa
veramente possibile:
- raccogliere molte idee;
- far produrre idee a tutti (per questo è necessario
che il gruppo sia composto da non più di 10/15 persone).
In effetti, dovrà essere ben chiaro a tutti coloro che partecipano
al brainstorming che:
- ognuno può dire qualsiasi cosa coerentemente
alle domande poste, senza preoccuparsi che sia giusta o sbagliata,
utile o no;
- nessuno, nemmeno il moderatore, può commentare
e/o giudicare le idee esposte;
- non è necessario preoccuparsi di illustrare
le idee che si propongono né di provare a documentare la loro
validità;
gli interventi dunque possono essere brevi;
- è indispensabile lasciare all'incaricato
il tempo di prendere nota (registrare sui fogli) il contenuto degli
interventi.
Le condizioni
che regolano la fase di produzione delle idee favoriscono l'intervento
di tutti, anche dei più incerti
e dei più timidi. Per questa ragione si ottiene una produzione
copiosa. La quantità stessa di risposte date diventa fattore di
produzione in quanto, come si è già detto, le idee esposte
- e non soggette né a commenti, né a sottolineature di
alcun tipo - ne stimolano altre sulla base di svariati meccanismi quali
l'associazione, la somiglianza, la contiguità,
il contrasto, l'opposizione, ecc.
Attenzione
Un accorgimento volto a garantire uno svolgimento proficuo della riunione è la
designazione di un alunno/segretario, che ogni volta potrà essere
diverso, affinché tutti possano imparare, che registri gli interventi
e che affianchi il docente/moderatore. In tal caso i compiti di ciascuno
risultano maggiormente precisati oltre che semplificati e quindi più affrontabili.
E' evidente che il brainstorming
diventa difficoltoso quando si opera in classi di 30 alunni. Infatti
se il problema da affrontare è semplicemente
di tipo organizzativo, quale ad esempio
una gita o una visita di istruzione, si può anche lavorare con un gruppo così numeroso, mentre
se si deve affrontare un problema più complesso o più delicato,
occorre articolare la classe in due gruppi che poi si alternano nel brainstorming
successivo.
Il primo gruppo è quello che partecipa al brainstorming, mentre
l'altro assiste, in qualità di gruppo di controllo e i suoi componenti,
operando a coppie, si danno dei criteri di osservazione diversi, ad esempio
una coppia registrerà la frequenza e la durata degli interventi,
un'altra osserverà la gesticolazione; una terza si occuperà di
registrare gli interventi e il comportamento dell'insegnante/moderatore
ecc.
Riflessione: Rapporto con la ricerca scientifica e valore formativo della
socializzazione mediante brainstorming.
Nato prima in ambiente militare e successivamente adottato nel mondo
della ricerca scientifica e dell'economia per ricercare sulozioni creative
e non scontate a problemi complessi, il brainstorming consente in un
gruppo in ricerca di annullare temporaneamente le barriere tra le diverse
competenze e le gerarchie di importanza fra i vari componenti, consentendo
a tutti di esprimersi sulle questioni poste esponendo idee che tutti
sono chiamati a considerare.
Ciò porta come si è detto anche a ribaltamenti completi
dell'approccio al problema, permettendo di elaborare in gruppo soluzioni
cui nessuno singolarmente sarebbe pervenuto, in quanto condizionato dalla
propria formazione o dal proprio ruolo all'internho dell'équipe.
A scuola, dove evidentemente nelle classi non esistono divisioni di ruoli
o gerarchie definite, ma tuttavia gli alunni stessi conoscono il proprio
rendimento e sanno in che modo sono considerati dai compagni, la tecnica
del brainstorming presenta come primo vantaggio formativo quello di facilitare
l'intervento dei ragazzi che si considerano scolasticamente "meno
bravi", i quali non di rado forniscono idee non convenzionali.
Un secondo vantaggio formativo è dato dalla crescita di coesione
del gruppo e dalla maturazione di capacità organizzative, nonché dalla
crescente abitudine a prendere decisioni e impegni da rispettare insieme
per affrontare e risolvere problemi.
NOTE
1 Rita Dunn e Kenneth Dunn, Practical Approaches to Individualizing
Instruction: Contracts and Other Effective Teaching Strategies, 1972,
by Perker Publishing Company, Inc. West Nyack, N.Y.
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