Il brain storming di
Maria Famiglietti

Gruppo InterIRRE di Ricerca sull’insegnamento della Tecnologia

 

CHE COSA È
E' un mediatore didattico attraverso il quale un gruppo di lavoro, di fronte a stimoli successivi posti secondo determinati criteri, fornisce risposte conseguenti alla percezione di aspetti non considerati in precedenza in una situazione problematica complessa, contribuendo così all'individuazione dei veri problemi.

A CHE COSA SERVE
Risulta assai utile nell'affrontare situazioni complesse quando non occorra adottare un processo strettamente logico e concatenato di analisi e quando tutti sono interessati alla problematica da affrontare nel mondo del lavoro per
ricercare soluzioni "creative" e non scontate a problemi complessi.

PROCEDURA
Condizioni metodologiche
II gruppo classe, possibilmente disposto a semicerchio per favorire la comunicazione, viene sollecitato dall'insegnante, che deve esporre con chiarezza il problema e i relativi obiettivi che si vogliono raggiungere con quella attività, a comunicare le idee che lo stimolo provoca. Ad esempio: "Che cosa comporta nella nostra società l'uso dell'energia".
La procedura consta di cinque operazioni

  1. Basandosi su una struttura predefinita di stimoli, l'insegnante pone al gruppo una prima domanda in forma interrogativo-positiva, del tipo "L'uso dell'energia che cosa ci consente di fare?".
    Le risposte vengono tutte raccolte e graficamente organizzate in una mappa ben evidente a tutti in modo che, via via che la mappa stessa si disegna e si arricchisce, ciascuno possa individuare percorsi di collegamento tra le proprie e le altrui idee, cogliendo aspetti di continuità, di opposizione, di arricchimento ecc.

    Riflessione
    Lo specifico della tecnica del brainstorming è duplice: da un lato la notevole apertura dei punti di vista, che può consentire di cogliere aspetti non convenzionali di un problema;
    dall'altro la possibilità di ricavare ulteriori stimoli dalle risposte dei compagni per giungere ad altre risposte più ricche ed estese.
  2. A questo punto seguendo i criteri prestabiliti l'insegnante riferendosi alle risposte dei ragazzi pone una domanda in negativo, ad esempio "Oltre a permetterci tutte le attività che avete individuato, l'uso dell'energia quali effetti negativi comporta?" Analogamente si procede a visualizzare le risposte in una seconda mappa.
  3. L'insegnante pone una terza domanda, questa volta in positivo, chiedendo ad esempio al gruppo di esporre quali provvedimenti e decisioni potrebbero ridurre o eliminare gli effetti negativi dell'uso dell'energia che sono stati individuati. Anche in questo caso anche le risposte sono visualizzate in una terza mappa.
  4. Tornando al negativo, l'insegnante chiede agli studenti perché secondo loro le decisioni o i provvedimenti per ridurre gli effetti negativi dell'uso dell'energia non vengono presi oppure non sono rispettati o ancora non hanno degli effetti significativi.
    Una nuova mappa raccoglie le risposte del gruppo.
  5. Infine il docente pone la domanda chiave positiva che può essere ad esempio di questo tipo: "Quali azioni, quali impegni e quali comportamenti possiamo adottare noi in questa classe e in questa scuola per contribuire nella vita di tutti i giorni a ridurre gli effetti negativi dell'uso o dello spreco di energia?"

Quindi, come si vede, si è passati da una fase iniziale in cui il gruppo affronta la discussione su un problema attuale, alla fase finale in cui si prende una decisione riguardo al problema, in cui tutti si impegnano, per la loro parte, a fare delle azioni determinate.
Questo passaggio è stato guidato dall'insegnate formulando le domande in una alternanza dal positivo al negativo ed entrando sempre più nello specifico del problema, che consiste sempre nel prendere delle decisione in un quadro organizzativo ben preciso e condiviso da tutti.

Riflessione: condizioni metodologiche generali per il brainstorming
L'intera fase del brainstorming si articola in due momenti:

  • produzione delle idee;
  • analisi delle idee prodotte.
    I due momenti vanno rigorosamente tenuti separati: questa regola è fondamentale per il successo dell'iniziativa: costituisce infatti la caratteristica per cui il brainstorming si differenzia da ogni altra tecnica concepita per la soluzione dei problemi ed è la condizione per cui diventa veramente possibile:
  • raccogliere molte idee;
  • far produrre idee a tutti (per questo è necessario che il gruppo sia composto da non più di 10/15 persone).
    In effetti, dovrà essere ben chiaro a tutti coloro che partecipano al brainstorming che:
  • ognuno può dire qualsiasi cosa coerentemente alle domande poste, senza preoccuparsi che sia giusta o sbagliata, utile o no;
  • nessuno, nemmeno il moderatore, può commentare e/o giudicare le idee esposte;
  • non è necessario preoccuparsi di illustrare le idee che si propongono né di provare a documentare la loro validità; gli interventi dunque possono essere brevi;
  • è indispensabile lasciare all'incaricato il tempo di prendere nota (registrare sui fogli) il contenuto degli interventi.

Le condizioni che regolano la fase di produzione delle idee favoriscono l'intervento di tutti, anche dei più incerti e dei più timidi. Per questa ragione si ottiene una produzione copiosa. La quantità stessa di risposte date diventa fattore di produzione in quanto, come si è già detto, le idee esposte - e non soggette né a commenti, né a sottolineature di alcun tipo - ne stimolano altre sulla base di svariati meccanismi quali l'associazione, la somiglianza, la contiguità, il contrasto, l'opposizione, ecc.

Attenzione
Un accorgimento volto a garantire uno svolgimento proficuo della riunione è la designazione di un alunno/segretario, che ogni volta potrà essere diverso, affinché tutti possano imparare, che registri gli interventi e che affianchi il docente/moderatore. In tal caso i compiti di ciascuno risultano maggiormente precisati oltre che semplificati e quindi più affrontabili.

E' evidente che il brainstorming diventa difficoltoso quando si opera in classi di 30 alunni. Infatti se il problema da affrontare è semplicemente di tipo organizzativo, quale ad esempio una gita o una visita di istruzione, si può anche lavorare con un gruppo così numeroso, mentre se si deve affrontare un problema più complesso o più delicato, occorre articolare la classe in due gruppi che poi si alternano nel brainstorming successivo.
Il primo gruppo è quello che partecipa al brainstorming, mentre l'altro assiste, in qualità di gruppo di controllo e i suoi componenti, operando a coppie, si danno dei criteri di osservazione diversi, ad esempio una coppia registrerà la frequenza e la durata degli interventi, un'altra osserverà la gesticolazione; una terza si occuperà di registrare gli interventi e il comportamento dell'insegnante/moderatore ecc.

Riflessione: Rapporto con la ricerca scientifica e valore formativo della socializzazione mediante brainstorming.
Nato prima in ambiente militare e successivamente adottato nel mondo della ricerca scientifica e dell'economia per ricercare sulozioni creative e non scontate a problemi complessi, il brainstorming consente in un gruppo in ricerca di annullare temporaneamente le barriere tra le diverse competenze e le gerarchie di importanza fra i vari componenti, consentendo a tutti di esprimersi sulle questioni poste esponendo idee che tutti sono chiamati a considerare.
Ciò porta come si è detto anche a ribaltamenti completi dell'approccio al problema, permettendo di elaborare in gruppo soluzioni cui nessuno singolarmente sarebbe pervenuto, in quanto condizionato dalla propria formazione o dal proprio ruolo all'internho dell'équipe.
A scuola, dove evidentemente nelle classi non esistono divisioni di ruoli o gerarchie definite, ma tuttavia gli alunni stessi conoscono il proprio rendimento e sanno in che modo sono considerati dai compagni, la tecnica del brainstorming presenta come primo vantaggio formativo quello di facilitare l'intervento dei ragazzi che si considerano scolasticamente "meno bravi", i quali non di rado forniscono idee non convenzionali.
Un secondo vantaggio formativo è dato dalla crescita di coesione del gruppo e dalla maturazione di capacità organizzative, nonché dalla crescente abitudine a prendere decisioni e impegni da rispettare insieme per affrontare e risolvere problemi.

NOTE

1 Rita Dunn e Kenneth Dunn, Practical Approaches to Individualizing Instruction: Contracts and Other Effective Teaching Strategies, 1972, by Perker Publishing Company, Inc. West Nyack, N.Y.

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