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CHE COSA SONO
Gli schemi sono, come afferma Rumelhart, strutture di dati per la rappresentazione
e la costruzione della conoscenza. Esso fornisce l’impalcatura intorno
a cui una situazione viene interpretata
Il termine “schema” si riferisce a due tipi di rappresentazione:
Rappresentazione mentale degli schemi
Dal punto di vista mentale, gli schemi sono una struttura di dati per
la rappresentazione di concetti generici depositati nella memoria, o anche
gli elementi fondamentali sui quali ci basiamo:
- nel recupero dell’informazione dalla
memoria
- nell’organizzazione delle azioni
- nella determinazione degli scopi e sottoscopi
- nell’assegnazione delle risorse
- nell’orientamento del flusso di elaborazione
all’interno del sistema.
Uno schema può riguardare eventi e oggetti
di ogni tipo, può addirittura riferirsi soltanto ad un oggetto
del tutto passivo come una sedia. In questo caso lo schema non individua
azioni o sequenza di eventi, ma i rapporti spaziali e funzionali propri
delle sedie
Uno schema contiene in sé la rete di interrelazioni che collegano
tutti gli elementi di conoscenza che compongono un concetto.
Esistono schemi di rappresentazione della conoscenza per tutti i concetti,
quelli sottesi
- agli oggetti
- alle situazioni
- agli eventi
- alle sequenze di eventi
- alle azioni
- alle sequenze di azioni
Riflessione
Se consideriamo le rappresentazioni della conoscenza
mediante mappe concettuali e reti semantiche, notiamo che in
ambedue i casi la rappresentazione di essa risulta sempre di tipo
gerarchico.
Comportamentismo e cognitivismo hanno avuto uno sviluppo continuo,
che ne ha modificato e fatto superare varie posizioni teoriche, sfociando
oggi in quella che si definisce la scienza
cognitiva. Per comprendere in termini generali questa evoluzione
soffermiamoci a considerare il concetto della
rappresentazione.
Una prima definizione riguarda i simboli
(fra cui anche le parole) attraverso i quali la mente si rappresenta
la realtà: come si può leggere nella sezione grammaticale
di molti libri di testo della nostra scuola dell'obbligo, la parola
“cane” è in se stessa
un insieme di morfemi/fonemi del tutto astratto, tanto che se non
conosciamo la lingua italiana la parola cane non dà luogo alla
rappresentazione mentale dell’amico dell’uomo a quattro
zampe. Se invece guardiamo un disegno anche stilizzato di questo animale
(cioè un simbolo che rappresenta un cane reale) ecco che allora
scatta la rappresentazione mentale.
Una seconda definizione, più recente,
del concetto di rappresentazione non è riferita ai simboli
ma alla conoscenza in quanto contenuto della
nostra mente e al come tale contenuto è organizzato
in conoscenze. Per cogliere meglio la differenza fra queste due definizioni,
ritorniamo al nostro esempio della parola “cane”. In riferimento
alla prima definizione, sempre che noi conosciamo la lingua italiana,
la psicologia ci dice che di fronte alla parola cane la nostra mente
si rappresenta la realtà mediante una immagine mentale che
può essere quella di un particolare cane oppure generica.
Ma se consideriamo invece gli sviluppi della ricerca psicologica che
hanno portato alla seconda definizione, allora verifichiamo che
di fronte alla parola cane la nostra mente costruisce in tempo reale
una rete semantica di tipo gerarchico che, ad esempio, cerca
di analizzare le caratteristiche del simbolo verbale per
risalire alla classe - in questo caso animale
quadrupede, mammifero, vertebrato - cui appartiene. Naturalmente
più complessi e lontani sono i nodi di questa rete, più
il tempo di rappresentazione mentale è lungo. Questo per quanto
riguarda il caso di un segno/simbolo verbale o scritto e il percorso
che la mente fa per rappresentarsi questa conoscenza.
Se invece ci viene posta una domanda del tipo “il
canarino è un uccello?”, la mente, per fornire
la risposta, effettua una serie di confronti tra il concetto di uccello
(è un animale, ha le ali......) e ciò che sa del canarino.
Questo processo è normalmente molto rapido, perché i
nodi delle reti semantiche sono vicini. Più lento è
il tempo di risposta alla domanda “il pinguino è un uccello?”
E ancor più lento (tendente all’infinito) può
essere il tempo di risposta alla domanda “il
sarchiapone è un uccello?”.
Questo accade perché normalmente non
è immediata la comparazione tra gli arti superiori di
un pinguino e le ali di un uccello, mentre, nel caso del sarchiapone,
risulta molto arduo (non esistendo esso in natura)
individuare le coordinate di relazione (è un....è...
ha....) che consentono alla mente di percorrere la rete semantica
di quel concetto. Forse qualcuno ricorderà la divertentissima
scenetta comica di quello straordinario attore che fu Walter Chiari,
in cui appunto la ricerca dell’identità
di questo misteriosissimo sarchiapone (celato in un contenitore
coperto da un telo) faceva praticamente impazzire
il malcapitato interlocutore: al di là dell’interpretazione
comica, il vero dramma di costui consisteva
proprio nell’impossibilità di costruire
una qualche rete semantica che definisse il misterioso sarchiapone.
Volendo ricavarne una struttura cognitiva, si può affermare
che nella scenetta del sarchiapone, il cosiddetto “tormentone”
comico si basava sulla continua negazione da parte di Walter Chiari
delle relazioni avanzate dal suo interlocutore:
il sarchiapone è un..../non è un...; è/non è...;
ha/non ha.....
Essendo la realtà esterna altro da noi,
per conoscerla la nostra mente deve in qualche modo rappresentarsela
organizzandone i dati percepiti.
Come abbiamo visto una di queste modalità di rappresentazione
è la rete semantica che la mente risale,
nodo per nodo, al fine di formulare o riconoscere l’appartenenza
di un elemento ad un insieme e l’analogia o differenza fra concetti.
Per visualizzare tale rete possiamo ricorrere a un grafo e poiché
nella fattispecie si tratta di un percorso di nodi strutturati gerarchicamente,
a un grafo ad albero (vedi figura)

Affermiamo dunque che
il grafo ad albero è uno strumento che visualizza efficacemente
il percorso mentale di individuazione della struttura gerarchica
di un insieme sia in riferimento a uno o più dei suoi elementi,
sia in rapporto alla globalità dell’insieme.
La classificazione scientifica di Linneo
è forse l’esempio più conosciuto della logica di questo
strumento di classificazione, la cui forza è stata così
rilevante da incidere anche sul piano linguistico,
originando per alcune parole (classe, famiglia, specie, genere, tipo,
sottotipo, individuo ecc..) una nuova pregnanza semantica che ancora oggi
è alla base del linguaggio, non solo scientifico ma quotidiano,
che esprime la classificazione, la gerarchia, l’appartenenza.
Si pensi ad esempio al concetto di poesia romantica:
è un genere letterario che appartiene
alla famiglia dei testi poetici a sua volta
appartenente alla classe dei testi scritti.
Dentro la poesia romantica si può distinguere un archetipo, ad
esempio i canti Ossianici di Mc Pherson.
Da questo archetipo facciamo discendere (con le dovute differenze) in
successione cronologica Foscolo, Leopardi ecc. Ogni testo che appartiene
al genere della poesia romantica avrà delle
caratteristiche (metrica, metafore, temi, visione del mondo ecc..)
peculiari (pur con le dovute varianti stilistiche
di ciascun autore), per cui quando la nostra mente si trova di fronte
a un qualsiasi testo poetico, ha la possibilità di individuare
la presenza o l’assenza di tali elementi peculiari, determinando
l’appartenenza o meno di quella particolare poesia al genere poesia
romantica.
QUAL È LO SPECIFICO
Rappresentazione visiva degli schemi
Gli schemi che conosciamo tutti sono rappresentazioni grafiche dove sono
messe in evidenza soprattutto le relazioni tra gli elementi della conoscenza
(concetti, eventi, dati qualitativi e quantitativi, ecc.). Tali rappresentazioni
fanno da mediatori per la costruzione e l’organizzazione della conoscenza
in quanto, visualizzandola, e facendola passare attraverso il linguaggio,
permettono che venga definita, strutturata e ancorata alla memoria.
Per una prima classificazione delle rappresentazioni visive possiamo considerare
due grandi categorie:
- gli strumenti logici, a cui appartengono
grafi e tabelle
- i modelli logici, in cui gli strumenti logici
fanno da struttura portante sulla quale sono inseriti gli indicatori
che permettono di costruire chiavi di lettura della realtà.
QUAL E’ LA LORO SPECIFICITA’
Gli schemi possiedono le seguenti caratteristiche:
- sono variabili, nel senso che sono costituiti
da un canovaccio simile ad un’opera teatrale, dove troviamo dei
vincoli che caratterizzano lo schema, e dove questo canovaccio ci consente
di dedurre la presenza di alcuni dati, anche se non li percepiamo coi
sensi. Rumelhart usa l’esempio del concetto “acquistare”
dove acquirente, denaro, merce, venditore, transazione sono elementi
costituenti il concetto, ma sono variabili
in quanto possono cambiare da una situazione all’altra; al tempo
stesso sono vincoli
perché sono elementi indispensabili al concetto
- possono inserirsi ad incastro uno nell’altro
nel senso che ogni schema è composto da sottoschemi e così
a seguire finché si arriva agli schemi primitivi
- rappresentano la conoscenza ad ogni livello
di astrazione; secondo Rumelhart, “si
dice che un lettore ha capito un testo quando sa trovare delle ipotesi
(schemi) che gli offrano una spiegazione coerente dei vari aspetti del
testo. Un testo apparirà tanto più incoerente e incomprensibile,
quanto meno il lettore saprà individuare tali schemi”.
E questo è valido sia per le
rappresentazioni mentali che per quelle visive. Se un testo riusciamo
a smontarlo con dei grafi, vuol dire che riusciamo a visualizzare i
nodi che collegano fatti, situazioni, caratteristiche della storia
- sono processi attivi in quanto offrono durante
il loro uso, la possibilità di utilizzare altri schemi per la
organizzazione della conoscenza da altre prospettive
- sono dispositivi di riconoscimento che durante
l’elaborazione, ci permettono di valutare il loro stesso grado
di aderenza e adeguatezza ai dati via via elaborati e quindi se gli
schemi sono coerenti alla situazione esaminata.
QUALI TIPI
Esistono diversi modi di classificare gli schemi;
qui faremo riferimento alla loro struttura, in altro protocollo si farà
riferimento alle operazioni logiche di cui sono la rappresentazione.
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Protocolli di riferimento |
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orientati |
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alberi |
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lineari |
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a stella |
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mappe |
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| Tabelle |
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a colonne |
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a doppia entrata |
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| Diagrammi |
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di flusso |
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di processo |
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di causa-effetto |
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AOA-AON |
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a modelli reticolari |
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WBS |
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PERT |
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la V di Gowin |
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Eulero Venn |
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